CFE

 

La CFE, Comunità Familiare di Evangelizzazione, la descriviamo così:

  • una “comunità” perché è composta da persone (8-10) di differenti stati di vita (sposati, separati, single, consacrati, ecc.) che insieme costituiscono “la chiesa che si riunisce nella tua casa” (Rm 16,15) per lodare il Signore, ascoltare la sua Parola e vivere rapporti di fraternità e di amicizia.
  • “familiare” perché ha come guida una coppia di sposi che, per la grazia del sacramento del matrimonio e per il mandato del parroco, rende presente e attualizza Gesù che ama la sua Chiesa e perché, incontrandosi nelle case, contribuisce a dare forma familiare a tutta la comunità parrocchiale.
  • “di Evangelizzazione”: perché ha come scopo di accogliere e far crescere i nuovi discepoli nel Signore e stimolare ogni membro a evangelizzare all’interno del proprio ambiente di vita. Pertanto è destinata costantemente, come la famiglia naturale, a moltiplicarsi con il maturare ed il crescere dei suoi membri.
  • in Parrocchia”: perché la CFE inizia, ma non compie la pienezza della vita della Chiesa. La CFE è chiamata ad esprimere visibilmente l’appartenenza all’unico mistico Corpo di Cristo, accogliendone la Sua Parola autorevole e il Corpo eucaristico nella comunità più grande, che è la parrocchia in comunione con il Vescovo.

La CFE perciò non è un nuovo metodo aggregativo, bensì potremmo definirla una “articolazione pastorale” che vuol mettere in risalto la rete relazionale umana presente nel territorio e la soggettività sacramentale della famiglia.

La CFE si fonda sul dinamismo naturale per il quale gli sposi gradualmente costruiscono attorno a sé dei legami relazionali che, pur variando d’intensità, come a cerchi concentrici si allargano dai figli, ai parenti, ai vicini, ai colleghi, agli amici. E altresì si fonda soprattutto sulla grazia sacramentale del matrimonio che conferisce agli sposi un dono e un compito specifico nel costruire Chiesa.

La “strategia”, se così la vogliamo chiamare, per diffondere il cristianesimo è sempre stata quella di “entrare nelle case” (cf. Lc 10,1-7) come aveva istruito Gesù perché solo partendo dalla conversione delle coppie di sposi si rispetta l’identità della Chiesa che è chiamata ad essere lievito, parte integrata e integrante della rete relazionale umana.

Altrimenti, facendo una fatica immane e frustrante, ci si troverà (come in gran parte si fa) a spendere tutto le energie per creare in un territorio una struttura relazionale parallela a quella esistente. E’ purtroppo l’immagine della parrocchia di oggi, mentre essa dovrebbe essere, come suggerisce il nome, la comunione delle chiese che vivono già nelle case.

Chi volesse ulteriori informazioni si rivolga a don Giovanni o alle famiglie responsabili:

– Antonio e Tiziana Caviglia (320.3589169) per il lunedì

– Paolo e Paola Marconcini (0442.510610) per il mercoledì