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Ines Cara

 

Povero pizzico di terra italiana

 

sul suolo africano

 

Alcuni anni fa è stato scritto uno splendido libro sull’importante figura di Ines Cara, missionaria laica volontaria nata qui a Nogara. Siamo ben felici che l’autrice, Nadia Bosco, ci abbia dato la possibilità di pubblicarlo anche su questo sito internet dopo averlo pubblicato e divulgato in formato cartaceo. Riportiamo qui sotto la prefazione, nella speranza che susciti in voi il desiderio e la passione di leggere l’intera opera e conoscere così una straordinaria donna di Dio.

Buona lettura.

Prefazione

L’idea di dedicare un libro a Ines Cara, missionaria laica volontaria internazionale, è nata la sera in cui, dopo la sua scomparsa, la Parrocchia di Nogara le ha intitolato un’aula presso l’Oratorio Don Bosco. La cerimonia si è svolta alla presenza del fratello Egidio, di parenti, amici, conoscenti, benefattori e delle autorità ecclesiastiche del luogo. Alle pareti della stanza sono state appese varie fotografie di Ines ritratta in terra africana, terra della sua missione, e su tutte spicca una gigantografia dove ella appare accanto ad un bimbo nero che le stringe fiducioso la mano. I presenti giravano per la sala, osservavano, commentavano, parlavano di lei e fu così che si concretizzò la consapevolezza che l’operato di questa donna, forte nella fede ed indomita nell’azione, doveva essere conosciuto da tutti i suoi concittadini. L’idea è stata raccolta dall’autrice, Nadia Bosco, la quale, pur non essendo nativa del luogo e non avendo conosciuto Ines direttamente, volle dedicarsi alla stesura del libro con l’intento di approfondire per se stessa la conoscenza di una persona tanto carismatica, e di lasciare alla comunità nogarese uno scritto che ne mantenesse viva la memoria. L’autrice ha svolto un lavoro da certosino: ha avvicinato il fratello della missionaria, i parenti, conoscenti e beneffatori per raccogliere testimonianze dirette; ha contattato alcuni religiosi; ha svolto ricerche nella biblioteca del giornale che aveva pubblicato in qualche occasione articoli su Ines, ma soprattutto ha minuziosamente vagliato il consistente carteggio che la donna ha intrattenuto costantemente dalla terra d’Africa con le persone che amava e che le stavano vicine

in qualunque modo. Nadia ha scelto i brani più significativi e toccanti che costituiscono gran parte del libro e che ci fanno conoscere la grandezza di una persona speciale, che è sempre stata sorretta da una fede incrollabile in Dio in e nella Madonna, dalla forza della preghiera

e da una volontà di ferro, conscia che l’aiuto della Divina Provvidenza non le sarebbe mai mancato. Traspare dal testo l’immagine luminosa di una donna piena di coraggio che non si è posta limiti di alcun genere nel progettare la sua vita una volta raggiunta l’età della pensione, età che da molta gente viene auspicata come periodo da dedicare al riposo, ai viaggi, al divertimento.

Pertanto io rivolgo un doveroso e sentito ringraziamento a Nadia per aver fatto in modo che l’inestimabile valore dell’operato di Ines non vada disperso, ma sia anzi diffuso ulterirmente e possa costituire un esempio positivo specialmente per le giovani generazioni. L’opera di Ines continua ancora nei luoghi della sua missione con il lavoro solerte di persone, religiose e laiche, alla cui preparazione aveva collaborato ella stessa. Nel suo paese natale i gruppi di sostenitori che hanno il loro punto di riferimento in parrocchia, lavorano con impegno all’organizzazione

di manifestazioni di vario tipo, il cui ricavato viene mandato laggiù per soddisfare altri bisogni, altre necessità dei fratelli diseredati.

Ora non posso concludere la mia introduzione senza indugiare un poco sul piano personale, poichè io ho conosciuto la “signora Ines”: l’ho sempre chiamata così fin da quando ero bambina e me ne parlava la mia mamma, la quale nutriva per lei un profondo rispetto ed una grande ammirazione per quel suo modo di essere sempre disponibile e pronta a donare aiuto e conforto alle persone in difficoltà. Di lei conservo tanti ricordi, qualcuno molto personale che custodirò gelosamente nel cuore sempre, ma di un episodio devo proprio parlare perchè costituisce un emblema.

Nel periodo in cui era a Nogara e preparava la partenza per la missione in Togo, la signora Ines andava a prestare assistenza gratuita ai malati bisognosi presso il nostro ospedale. Un giorno d’inverno tornava appunto a casa dopo il suo turno, era il primo pomeriggio e suonò alla mia porta: sperava che mio marito fosse tornato dal lavoro e le avesse portato buone notizie da parte del medico provinciale, riguardanti il diploma d’infermiera che era il suo lasciapassare per l’Africa. Quel giorno mio marito sarebbe tornato la sera, ma la invitai ad entrare in casa lo stesso. Era arrivata in bicicletta, sotto la neve e senza ombrello, era intirizzita, ma non voleva entrare per timore di bagnare il pavimento. Mia madre ed io faticammo molto prima di riuscire a convincerla, la riscaldammo con una bevanda calda e intanto incominciò a parlare dei suoi progetti per la nuova missione che sperava prossima, delle difficoltà, dei disagi, della mancanza di tutto che aveva conosciuto già in Costa d’Avorio e che sapeva sarebbero stati ancora maggiori in altra località sperduta e povera. Mentre lei parlava o io o mia madre uscivamo dalla stanza, per tornare quasi subito portando cose che a poco a poco ingomrarono il tavolo, le sedie, parte del pavimento. Erano cose che non usavamo più o quasi, ma che non avevamo avuto il coraggio di buttare, perchè erano ancora in buono stato e forse un giorno sarebbero tornate utili. L’occasione era arrivata con e per la signora Ines, la quale non credeva ai suoi occhi e non finiva più di ringraziare, ma si crucciava di non poter portare via tutto sulla sua bicicletta e di dovermi dare il “disturbo” di consegnarle il tutto a casa sua con la macchina. Alla fine si rilassò, sorrise e mi chiese di sedere vicino a lei sul divano, mi prese le mani nelle sue e mi disse:”Adesso che mi hai dato queste cose per me tanto preziose, mi devi dire che cosa si prova a donare, che cosa si sente dentro.” Mia madre ed io ci guardammo incapaci di parlare e quando alfine ci riuscii risposi:”Proprio lei chiede questo a me? Io le ho dato solo cose materiali, lei ha donato non solo i suoi averi, ma tutta se stessa agli ultimi.” Ella sosteneva comunque di non fare nulla! La signora Ines era una “perla rara” che in seguito avrebbe continuato per molti anni ancora a donare tutta se stessa ai poveretti dell’Africa come fece Madre Teresa; come lei ha messo in pratica con amore, eroismo ed abnegazione quel proverbio indiano che dice: “tutto ciò che non viene donato va perduto.”

settembre 2000

Loretta Nosè

 

Scarica il Libro: Ines Cara

 

 
 

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